Oh Lord, won’t you buy me…

•febbraio 3, 2010 • 1 commento

…a graduation?

The response is “no”, i rekon…

3/4

•gennaio 21, 2010 • 8 commenti

Una cosa che mi piace moltissimo fare è camminare per strada con la musica nelle orecchie, e quindi ogni mattina esco con l’ipod (quello nuovo, chè quello vecchio me l’hanno fottuto sul bus, me tapino) e mi lascio trascinare dai ritmi, dalle atmosfere, con le canzoni allegre faccio la faccia da volpino, attento e curioso, con quelle fighe lancio in giro sguardi da galletto e con quelle tristi mi spuntano due occhi da triglia, mentre con quelle lievemente malinconiche mi distraggo totalmente (e finisco sotto i bus, ma questa è un’altra storia). Mi lascio coinvolgere talmente tanto che comincio a camminare a ritmo di musica, passo rapido con i CSS, passo sostenuto con Bjork, passo lento con i Radiohead…solo, ho qualche difficolta con le canzoni a tempo di valzer: non è proprio il caso di camminare a tre quarti!

…ok, battuta scorfana, per restare in tema di zoologico…ma stamane, tra i fumi dello smog e gli occhi ancora impastati di sonno mentre andavo in biblioteca, ci pensavo sul serio ascoltando questa (ovviamente con l’occhio di triglia!):

Hit and sunk, ovvero disamina di un omicidio perfetto.

•gennaio 18, 2010 • 3 commenti

Ho trovato un nuovo hobby antistress, che è quello di uccidere la gente. Sì, ammazzo la gente, ma non col piacere sadico di un serial killer o l’esaltazione di uno psicopatico, no, ma con la semplicità e inconsapevolezza di un bimbo di due anni. Perchè ho deciso di iscrivermi in piscina, dopo aver visto una panzetta anomala profilarsi sulla mia silhouette, cosa per me inaccettabile visto che da SEMPRE mi è bastata una cagata al giorno per mantenere una forma perfetta…sarà l’età che si fa sentire…tornando a noi, dicevo, mi sono iscritto in piscina, ovviamente nuoto libero perchè non voglio essere nel mirino di un istruttore che mi urla contro ogni minuto (perchè sì, mi urlerebbe contro ogni minuto). Oggi ho fatto la prima nuotatina: a parte il fatto che gli occhiali si appannano (in puro valpadana-style) appena ci metto il piede dentro per colpa dei riscaldamenti a palla, a parte il fatto che ci sono DUE E DICO DUE docce che oltretutto non so come si usano, a parte il fatto che si sentono rumorini strani e leggermente creepy (porte che sbattono, lastre di metallo che strisciano, Madonna) devo ammettere che non è niente male. E così metto i miei occhialini, la mia cuffiettina, faccio uno stretching rigorosamente striminzito e mi tuffo in corsia cieco come una talpa. Ci sono già 5 persone nella stessa corsia ma fa niente, ci alterniamo (e se annego a limite mi salvano). Faccio una vasca, faccio due vasche, mi fermo perchè sto per morire. Faccio un’altra vasca, arrivo a metà, arranco fino al bordo, pausa di tre quarti d’ora pressappoco. Il mio neurone mi suggerisce che magari è il caso di cambiare stile, e allora mi dedico al dorso: faccio una vasca, faccio due vasche, mi fermo, e mi sento bene! Fiducioso (troppo) nelle mie capacità atletiche, comincio un’altra vasca di dorso: è allora che avviene la prima collisione, un barbuto giovane ragazzo dalla cuffia nera. Poco male, basta un sorrisino imbarazzato e tutto passa  (tra l’altro era anche bono). Finisco la vasca e ne faccio subito un’altra. Sono un po’ stanchino, ma ce la posso fare: ho trovato lo stile che fa per me! Raggiante, parto per una nuova vasca: la seconda collisione. Questa volta è una ragazza dalla cuffia rosa, esperta nuotatrice che con bonarietà mi dice di seguire le righe sul tetto per non andare alla deriva. Pieno di gratitudine, ringrazio la mia benefattrice rosa shocking e parto. Terza collisione, di nuovo col ragazzo dalla cuffia nera. Stavolta il sorriso è un po’ più imbarazzato, e ci scappa anche uno “scusa” a denti stretti. Finita la vasca, riposo e si riparte col dorso: quarta collisione. Un ragazzo dalla cuffia grigia ha deciso di fare il dorso nella mia stessa direzione ma di verso opposto, e il risultato è una capocciata colossale. Un po’ rincoglionito, accolgo il suo “scusa” bofonchiato e mi aggrappo al bordo della piscina, cercando di fare chiarezza in me: niente più cazzate, o mi toccherà attaccarmi due piombini ai piedi. Riprendo le mie vasche, tutto fila liscio, resisto di più nello stile libero e due vasche di dorso sono andate a meraviglia. Parto ancora una volta col dorso: quinta collisione, per l’ennesima volta col cuffianera. Stavolta passo avanti a occhi bassi, cieco, sordo e muto. Penso di aver spaventato quel povero virgulto, mi pare che molto poco dopo se ne sia andato, cosa che feci anch’io.
In pratica, all’attivo ho 4 tentati omicidi (di cui 3 plurimi verso la stessa persona) e uno scontro frontale semimortale. La prossima volta mi impegnerò ad uccidere, moltiplicando la mia velocità d’impatto e dotandomi la testa di spuntoni sotto la cuffia. Perchè insomma, se le cose bisogna farle, che siano fatte bene! Che poi tanto l’acqua della piscina viene cambiata spesso, nessuno risalirà mai a me, ah!
[psycho killer mode ON]

Ah, dimenticavo: a quanto pare la piscina comunale di Pavia è un crogiuolo di siciliani: ne ho conosciuti due per caso e ho percepito parlate sicule tra una vasca e l’altra. E’ inutile, cominciamo con le piscine, ma conquisteremo il mondo!

Inintitolato.

•gennaio 15, 2010 • 3 commenti

I miei occhi vagano da angolo ad angolo nella stanza, senza fretta e senza compulsione, in realtà senza alcuna emozione particolare, solo con cauta curiosità. Il senso di estraneità c’è ancora, ma poco, un residuo in fondo a una coppa piena di fluido altalenante. Alle mie spalle, sulla sinistra, l’abat-jour rossa effonde una strana, morbida luce giallognola, che fa sembrare la camera una sorta di sala d’attesa di un bordello americano da 4 soldi. A destra la tivù spara i Muse che cantano come i Depeche Mode, ma manco il tempo di riflettere brevemente sulla bontà del bassista che spunta la Torrini per l’ennesima volta, per l’ennesima volta con una canzone vecchissima. Mi distraggo infastidito, e rispondo agli infiniti commenti di Andrea Senaratne ai miei link su Facebook, mentre chatto di merda e South Park con due dei miei amici della Sicilia. Registrazioni di attimi incollati, in successione aritmetica, senza amplificazioni, senza defezioni, senza senso. Non serve a niente riflettere a quest’ora di notte, non servirà a niente riflettere domattina, solo una doccia e tutto si lava. E fra due settimane? Beh, non avremo magari la sicurezza che domani il sole sorga, ma il sesto senso che non ho mai avuto (e che, quando si è palesato, è stato assolutamente inutile) profetizza che nulla cambierà, mai. Di certo non stanotte, non domani, non fra due settimane.
Non lo vedo, ma so che c’è “Kafka sulla spiaggia” ancora ad attendermi sul comodino. Non riesco a leggere ultimamente, so solo studiare e ascoltare musica. E uscire, e mangiare la pizza fuori, e tornare a casa ubriaco, di alcool o di sonno o di freddo o di euforia, o ubriaco e basta. Mentre il cellulare tace dopo aver berciato provvidenzialmente per ore col tenero e grato suono della saggezza prima, sottoforma di una voce a me dannatamente cara poi, le mie dita tambureggiano sulle plastiche nere e bianche mentre la lampada alogena a basso consumo mi sussurra all’improvviso che ho le lenti unte. Sono circondato da tecnologia, mi chiedo cosa farebbe l’uomo se fosse nudo. Se l’uomo fosse nudo la natura sarebbe felice, perchè potrebbe finalmente avere seguito la giusta sentenza che prevederebbe la scomparsa del genere umano, com’è corretto. Ma l’uomo non è mai nudo. Siano esse fatte di artifici, di maschere, di convinzioni, di speranze, l’uomo si ritrova sempre agghindato di vesti, anche inconsapevolmente. No, l’uomo, nudo, non c’è mai.

Inclassificabile. Questo post è inclassificabile. Inintitolabile.

Incostanza

•gennaio 11, 2010 • 5 commenti

Incostanza! Incostanza! Incostanzaaaa!!
Come immaginavo, l’incostanza aleggia aaaaanche su questo blog…è inutile, mi annoia tenerne uno con regolarità, e invece ammiro chi riesce ad aggiornarlo quasi ogni giorno. Ma l’ho già detto, non sono tipo da abitudini…
E così, rieccomi a Pavia: in Sicilia non sono riuscito a scrivere praticamente niente, ma ero troppo preso ad oziare e a godermi le vacanze per poterlo fare…sì, sono stato benissimo in questi venti giorni, e forse è proprio per questo che non sono riuscito a scrivere una cippa. Rileggendo i vecchi post e spulciando tra le pagine della mia agenda, ho notato che in effetti riesco a scrivere qualcosa solo quando sono giù, o malinconico, o particolarmente euforico (ma questa è una rarità). Penso che nel mio animo in fondo si nasconda un emo, uno di quelli che si compiacciono del proprio dolore e pensano che spiattellarlo a destra e a manca sia una cosa bella e profonda, magari volendo a tutti i costi essere compatito, e magari lo sto facendo anche adesso, mentre scrivo queste cose. E tutto in forma più o meno inconscia. O magari sono semplicemente uno che vive qualsiasi sua emozione molto profondamente, e sceglie di esprimere esplicitamente le sue sensazioni negative per poterle meglio razionalizzare, mentre preferisce gustarsi sul momento quelle positive per quello che valgono in quel determinato momento, uno che vive all’impronta, uno (come dicono al Grande Bordello) “che dice le cose che pensa, cè, che è sssincero e diretto, cè, uno schietto” o, come direbbe Santa Panerai da Firenze, “cioè io non ho paura di gnenthe e di nessuna, cioè, jo sssono jo…” (ma magari a farmi scrivere questa seconda pappardella è stato il mio orgoglio…in realtà non ho un’idea ben definita di me stesso). Insomma, mo la smetto di fare lo psicanalista, non è affatto un ruolo che mi si addice, rientriamo in topic. Anche se non c’entra una cippa col titolo del post, io scrivo per dire che ho bisogno del medico. Sì, un “dottore della testa”, che mi spieghi perchè sono così visceralmente attaccato al mare. Mi ritrovo a Pavia, in mezzo a campi monotonamente verdi, fertili e rigogliosi, a 1400 km da casa e dai miei affetti, ma quello che mi manca di più è il mare: il suo colore, il suo odore, il suo rumore, la sensazione della sabbia sotto i piedi, sotto le scarpe, la salsedine, la brezza umida, tutto. Eppure, quando mi ritrovo davanti all’immeeeensa distesa d’acqua, spesso non provo nulla di particolare, a volte mi annoia anche. Poi mi basta esserci lontano anche solo per qualche giorno e mi si attacca addosso una malinconia e una nostalgia terrificanti, tanto che mi basta una canzone che ne parli e ne richiami i suoni per farmi piangere, com’è successo ieri notte. Sì, se tra i miei numerosisssssimi e affollatisssssimi lettori c’è un “dottore della testa”, gradirei che mi desse una sua interpretazione di questo bisogno che tante volte mi sembra quasi infantile, sicuramente esagerato.

Concludo il papiro raccomandandovi di volare di sera: è una cosa stupenda! Quando l’aereo è decollato da Catania erano circa le 17.30, ma il sole era già calato da un pezzo. Finalmente, le lucine gialle ai bordi della pista acquistavano un senso: brillavano come vecchie lampade ad olio. Quando l’aereo si è staccato da terra, è stata una sorpresa vedere Catania stendersi centinaia di metri sotto di esso come una colata liquida di oro e argento in mezzo a un buio vorace , disarticolata come una macchia dai contorni spezzati. Volare sondando il buio è come farlo attraverso il vuoto e dà l’impressione di superare le “correnti gravitazionali” di cui parla Battiato, come attraversare interi mondi, intere ere senza averne coscienza. Adesso lascerò che la mia mente la smetta di sparare cartucce a caso, devo andare a letto, domani si studia. Evviva.
Au revoir!

P.s: per la cronaca, la canzone colpevole di avermi suscitato il pianto è “Song to the Siren” di Tim Buckley, probabilmente una delle più belle canzoni mai composte, sicuramente una delle più intense che abbia mai ascoltato.

In sordina

•gennaio 4, 2010 • 1 commento

Bene. Oggi è già il 5 gennaio 2010. L’anno nuovo è arrivato già da un po’, ma almeno per me lo ha fatto in sordina (sarà anche per la sbronza epocale che ha accompagnato la nuova decade, chissà!). Solitamente quando l’ultimo minuto di un anno si rotola giù lungo il display, ci si abbandona con un po’ di malinconia a pensare a ciò che ci è capitato lungo tutti i 365 (366, in questo caso) giorni appena trascorsi, cercando bene o male di fare un bilancio, per positivo o negativo che sia. Quest’anno per me non è affatto stato così: senza bisogno di dovermi guardare indietro, sapevo già che il 2009 è stato uno dei peggiori anni della mia vita, e quindi aspetto soltanto di dimenticarlo e di passare alla nuova grande chat. Perchè, come dico sempre,  le banalità che si sentono dire in giro in tutte le occasioni particolari spiattellano una verità che in fondo è condivisa da tutti, e quindi auguro un buon anno nuovo a tutti, con la speranza che sia migliore di quello appena trascorso.

Che se poi non dovesse esserlo, come dice il Masini, “ecchissenefrega!!!”

Back in Sicily!

•dicembre 19, 2009 • 6 commenti

E rieccomi qui, in Sicilia, a scrivere dal pc di mio padre che a quanto pare ho disimparato ad usare (minchia, per scrivere mezza frase ci avrò messo una buona mezz’oretta!).
Che dire…non è stata una sensazione granchè strana, è come se fossi tornato a casa dopo una gita di un paio di giorni, quando invece si tratta di tre mesi…le cose che mi hanno veramente stupito sono due: i 14 gradi di differenza tra la Polentonia e la Terronia (sono passato dai -2 pavesi ai 12 vittoriesi…non so, fate voi!) e le dimensioni di casa mia che mi sembra ENORME, forse perchè per tre mesi ho abitato una casetta stretta stretta, con tutto in dimensioni ridotte! In ogni caso mi è piaciuto rivedere i miei, stare con loro e andare in giro a fare compere anche se morivo letteralmente di sonno! Stasera tocca ai miei amici, ma prima andrò a tagliarmi i capelli dal mio barbiere di fiducia (visto che a Pavia li tagliano di schifo). E presto, toccherà al mare, oh yeah!

La Nebbia

•dicembre 11, 2009 • 12 commenti

Sono da poco tornato a casa, e per la prima volta da quando sono qui ho sperimentato la nebbia notturna, e non una nebbiolina qualunque ma un vero e proprio banco di nebbia. Uscire e trovarsi avvolti da una coltre di vapore lattiginoso, come in un vecchio video anni ‘80 o, più poeticamente (anche se il genere mi appartiene ben poco), come in un punto indefinito in mezzo ad un infinito evanescente, non è una sensazione da poco. E’ un misto di fastidio e attrazione, da un lato la seccatura di essere avvinghiato da un’umidità appiccicosa e di non vedere al di là del proprio naso, e dall’altro proprio il fascino di non riuscire a mettere a fuoco le cose, di intravedere soltanto delle sagome vaghe. Oggi mi sono personificato nella nebbia. Non è solo un agente atmosferico, non è soltanto uno stimolo per la mia immaginazione o una debole ispirazione per improbabili bazzecole poetiche, è parte di me, almeno oggi. Mi hanno talvolta paragonato al mare, alla sua instabilità e alla sua capacità di cambiare, di nascondere, alla sua insondabilità. E non posso assolutamente dire che questo paragone sia poco azzeccato, spesso, molto spesso, non riesco a capire come sono fatto, e riesco invece a ingannarmi simulando serenità in superficie e celando le tempeste in profondità. Ma penso che in questo momento il paragone più adatto sia quello con la nebbia, sì, perchè mi sento vapore, lattigine, mi sento dissolto, vaporizzato, disperso. Diversi me si moltiplicano nell’aria e vagano senza gravità, senza meta, senza razionalità, vorticano facendo chiasso e spingendo quella minuscola particella di me ancora indissociata da parte a parte, ora sussurrando ovvietà e ora urlando oscuri pensieri rifiutati, ora cantando lodi seducenti e ora recitando fredde calcolazioni. E la cosa profondamente, sorprendentemente strana è che non c’è nessun senso di angoscia in tutto ciò, non una parte del mio essere si trova in agonia in questa situazione perchè l’unico sentimento sembra essere una consapevole, ingenua, incosciente fottuta gioia, che mi fotte il cervello e non me ne frega un cazzo. Perchè questa volta non c’è stato nessun balletto e nessun contratto, nè l’angosciante vuoto ingombrante nè la squallida routine di vestiti tolti e poi rimessi, no…soltanto un impercettibile vapore acqueo che sovrasta e invade tutto, e mi spara endorfine nei gangli, e mi fa sperare.

“Tell me, we both matter, don’t we?”

Cronache di guerra

•dicembre 4, 2009 • 5 commenti

Sono in guerra. O meglio, non sono io ad essere in guerra, a dire il vero mi sento magicamente parte del grande gioco che è l’Universo e, attendendo con trepidazione l’arrivo dell’era dell’Acquario, ho un karma molto positivo. No, non sono in guerra ma qualche potenza straniera ha deciso di iniziare un’invasione, lanciandomi addosso una bomba atomica. Sì, proprio addosso, in particolare sulla mia fronte. E’ un grosso, turgido, grasso brufolo (a.k.a. “unicorno” o “monte degli orrori”) che chiameremo, giustappunto, “Little Boy”. Si è impiantato sfacciatamente proprio al centro della mia fronte, svettando orgogliosamente con tutta la sua imponenza e sopportando senza paura nè vergogna ogni sguardo torvo, insulto o derisione ad esso rivolti. Ovviamente ho dichiarato subito lo stato di crisi: sapendo a priori di non poter negoziare con lui in alcun modo, è partito il contrattacco, e giù di cremine e pomatine varie. Eh, ma lui è un osso duro: insensibile ad ogni eccipiente, principio attivo e sbobbazza chimica varia, se ne sta li, vibrante e gongolante come un enorme ordigno inesploso. Io sono triste, ho ricevuto richieste di “attacchi di petto” dappertutto, tutti impazienti di metterci le mani -o meglio, le dita- addosso, e io sono quasi tentato di cedere…ma ieri, il colpo di scena. Infatti, quando una bomba si dimostra particolarmente pericolosa? Beh, quando esplode. E “Little Boy”, mantenendo fede al suo infame nome, è esploso, e s’è sentito. Avrà voluto vendicarsi magari, ma ieri dopo aver fatto la doccia, mi sono guardato allo specchio e ho creduto per un momento di aver ricevuto le stimmate sulla fronte: era tutta insanguinata! In realtà, il piccolo ragazzo aveva semplicemente deciso di saltare in aria con qualche effetto scenico particolare.

Adesso di lui non restano altro che le macerie, oh!

Lombardizzazione

•novembre 29, 2009 • 4 commenti

Mi sto lombardizzando. Cioè, almeno per i siciliani. I lombardi infatti continuano a darmi del terrone, i siciliani invece mi dicono che sto assumendo uno sgradevole accento molto “neeeh”, ovvero l’accento cantilenante con l’effetto saliscendi tipico dei lombardi, ma io NON VOGLIO. Non voglio diventare un ibrido fonetico, che schifooo, mi andrà a finire come mia sorella che triplica le doppie e fa le vocali apertissime mentre finisce le frasi con “neeeh”, usa “bòn” come intercalare e impreca con “feeegah”! Che schifezza, mamma mia!

Oggi sono stato a Milano. Ha piovuto all day long, cosa che generalmente detesto, ma la pioggia in luogo naturalmente predisposto ad essa com’è la bassa padana fa un effetto diverso, ha un senso particolare. Non è stato del tutto spiacevole prendere il treno mentre le gocciole sferzavano i finestrini e la pazza isterica seduta al mio fianco, dopo minuti e minuti di silenzi e reticenze, mi urla praticamente nell’orecchio: “MA QUESTO TRENO VA A MILANO, SIIII?”, con la sua lombarda cadenza da ninnananna e le sue 14 ottave di estensione vocale, per poi mettersi a dormire appoggiata al bracciolo.
E’ stato invece notevolmente più spiacevole andare in giro a piedi sotto la pioggia, mentre la folla appiedata tentava di investirti con la stessa irruenza di quella motorizzata. E ripararsi dentro la galleria Vittorio Emanuele, salvo poi sentirsi arrivare addosso goccioloni freddi ed ostinati anche lì dentro…sì, neanche questo è stato granchè piacevole. Ma si sa, questo è lo scotto da pagare per qualsiasi girovago avventuriero alla scoperta di una metropoli quale Milano (n.d.r.: in due mesi riesco ancora a muovermi tra Piazza Duomo e Piazza della Scala, poi Piazza Duomo di nuovo per poi andare a Piazza San Babila con ritorno al Duomo, e poi alla Scala, e poi di nuovo Duomo…insomma, Milano non la conosco manco per il cazzo)! Devo anche ammettere una cosa, e lo faccio ufficialmente: Milano comincia a piacermi, e anche i milanesi, che dietro tutte le loro diffidenze e paure verso il prossimo sono anche un po’ teneri! Basta solo farli parlare di loro stessi e NON CRITICARLI MANCO MINIMAMENTE, o potrebbero diventare alquanto petulanti con qualche vena di acidità.
Il ritorno a casa è stato tranquillissimo, fin troppo direi: leggendo il mio immancabile Wired sul sedile, mi sarò fatto una quindicina di minuti di sonno, perdendomi le fermate intermedie tra Milano Centrale e Pavia e stando col terrore di aver perso anche quest’ultima. Fuori, ovviamente, continuava a piovere come non mai. Col solito ombrellino grigio ammazzadita aperto sulla testa, mi incammino verso casa, e quasi spontaneamente imbocco la strada più lunga. E’ stupefacente camminare per le strade del centro, che solitamente sono affollatissime quasi a tutte le ore, e trovarle completamente deserte, immerse in una cappa di nebbia e infinite gocce di pioggia che si susseguono fittissime e rumorose…per un attimo mi era venuta l’ispirazione per comporre qualcosa, ma appena svoltato l’angolo era già passato tutto. Perchè, sotto sotto, ultimamente mi sento un po’ arido. Anche in un posto umido come Pavia.

EDIT: sentite ’sta canzone che è una meraviglia!