Plasma
Solo, davanti alla finestra. Al buio. Il cielo è rossiccio, gravido di nubi, grosse meduse marmoree, vagabonde sospinte dalle correnti ascensionali che si trascinano dietro tentacoli di umidità.
Una folata di vento si fionda attraverso la finestra, mi sferza i capelli, scompiglia le carte silenziose sulla scrivania, spiana le lenzuola, riempie la stanza di una vita invisibile, un’ermetica energia che si spande con forza premendo sui muri, restituendo loro il respiro che hanno perso da ormai tanto tempo da non essere più troppo.
Ma è solo un attimo. Un tuono, e il freddo di sempre torna a ibernare le pareti nel silenzio.
Ci sono delle luci in cielo, fulmini che accorrono a mostrarsi, ad ostentare la propria sottile potenza. Oggi questo cielo non pioverà, rimarrà immobile mentre gorgoglii lontani annunciano che sarà un altro cielo a piangere, stanotte. Vedo i lampi in lontananza, li vedo brillare contro le nuvole nere. Compaiono per un attimo con tutta la chiarezza di cui sono capaci, piegati nelle loro pose sofisticate da antiche dive hollywoodiane, fragili nelle loro ramificazioni e carichi di quell’eleganza precipitosa di chi compie una corsa inarrestabile fino al punto in cui sopraggiunge il sollievo.
Strani i fulmini, capaci di accumulare un’immensa potenza in un tenue corpo, nient’altro che uno sciocco arbusto destinato a morire un attimo dopo essere nato, eppure disposto a dare il meglio per riempire quell’istante. Da solo, spremendo fuori tutte le sue forze.
Ma ogni fulmine nasce da un incontro.
Te e me, due particelle solari raccolte in un turbine. Due particelle che danzano e rifulgono intrecciando passi solitari, che cercano di colmare la distanza che le separa scambiandosi deboli raggi intermittenti, frammenti di anima che volano sofferenti attraverso l’aria.
Ma è arrivato il momento, l’attesa è finita. E’ giunta l’ora di piangere sulla Terra, è giunta l’ora di incontrarsi, allacciarsi, esplodere.
E saremo noi a far cantare i fulmini.
(P.S. : sì, sono tornato. O meglio, posto qualcosa appena posso. Da ora in poi, almeno…ma non fateci l’abitudine!)

